{"id":1775,"date":"2025-01-13T11:59:03","date_gmt":"2025-01-13T11:59:03","guid":{"rendered":"https:\/\/eccellenzedimpresa.it\/?post_type=cp_magazine&#038;p=1775"},"modified":"2025-02-13T11:31:00","modified_gmt":"2025-02-13T11:31:00","slug":"italia-non-piu-solo-poveri-e-belli-ma-competitivi-e-innovativi","status":"publish","type":"cp_magazine","link":"https:\/\/demo.eccellenzedimpresa.it\/el\/magazine\/italia-non-piu-solo-poveri-e-belli-ma-competitivi-e-innovativi\/","title":{"rendered":"Italia, non pi\u00f9 solo &#8220;poveri e belli&#8221; ma competitivi e innovativi"},"content":{"rendered":"\n<p>Il mainstream degli economisti e commentatori da anni \u00e8 ipercritico nei confronti della nostra economia, ritenuta fragile, immobile, poco innovativa e competitiva, senza un futuro. E, nonostante alcuni evidenti progressi recenti dell\u2019Italia, <strong>la maggioranza del mainstream resta fondamentalmente pessimista<\/strong>.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Ma che cos\u2019\u00e8 il mainstream? Con questo termine si intende una corrente di pensiero prevalente, specie tra coloro che fanno opinione. Nel caso dell\u2019economia italiana, il mainstream \u00e8 assolutamente negativo su tutta la linea e anche un po\u2019 autocompiaciuto. In pi\u00f9, come se non bastassero i banali luoghi comuni che nel corso del tempo ci hanno cucito addosso gli stranieri, il nostro mainstream ha portato costantemente acqua al mulino di tali stereotipi, <strong>facendo cos\u00ec all\u2019Italia la peggiore pubblicit\u00e0 possibile all\u2019estero<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Le maggiori critiche rivolte dal mainstream all\u2019economia italiana riguardano l\u2019alto rapporto debito pubblico\/PIL, il basso rapporto Ricerca &amp; Sviluppo\/PIL, la piccola dimensione delle nostre imprese, nonch\u00e9 la produttivit\u00e0, la competitivit\u00e0 e la crescita, tutte e tre ritenute basse. Inoltre, un tipico cavallo di battaglia del mainstream \u00e8 la tesi di una <strong>perdita progressiva del potere d\u2019acquisto<\/strong> delle famiglie italiane, una sorta di tendenza irreversibile, che le classi politiche e i governi, specie i pi\u00f9 recenti, non riuscirebbero a contrastare per incapacit\u00e0 o scarsa determinazione. Un\u2019altra colpa dei nostri governi, secondo la vulgata del mainstream, sarebbe quella di non essere capaci di fare le \u201criforme\u201d (salvo poi essere duramente criticati, come nel caso del Jobs Act, quando esse vengono fatte).<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Per ironia della sorte, molti economisti del <em>mainstream<\/em> sono di ispirazione \u201crigorista\u201d ma essi non sembrano a conoscenza del fatto (o fingono di non saperlo) che i maggiori incrementi del debito\/PIL e le pi\u00f9 forti cadute del potere d\u2019acquisto delle famiglie italiane dell\u2019epoca contemporanea sono avvenuti durante la cosiddetta \u201causterit\u00e0\u201d, cio\u00e8 <strong>proprio quando sono state applicate alla lettera alcune delle loro \u201cricette\u201d<\/strong> preferite di politica economica. Il mondo ideale del mainstream, infatti, \u00e8 quello in cui un Paese con un alto debito\/PIL come l\u2019Italia debba produrre forzatamente ripetuti avanzi statali primari <em>monstre<\/em>, tipo del 3% o pi\u00f9 del PIL all\u2019anno. Con ci\u00f2 ignorando che una simile politica finirebbe col generare inevitabilmente forti cadute del PIL stesso, come in effetti \u00e8 avvenuto durante il periodo di \u201causterit\u00e0\u201d 2011-2014, <strong>determinando un aumento e non una riduzione del rapporto debito\/PIL<\/strong>, cio\u00e8 l\u2019esatto opposto di quanto auspicato.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p><strong><em>Lo stereotipo dell\u2019Italia \u201cspendacciona\u201d<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Premesso che riteniamo che un elevato debito pubblico sia un problema serio e che sia assolutamente fondamentale tenerlo rigidamente sotto controllo (ci mancherebbe altro!), non condividiamo assolutamente la linea del mainstream. Continuare a descrivere l\u2019Italia come una nazione \u201cspendacciona\u201d che sperpera denaro pubblico a piene mani, o addirittura arrivare a giustificare in modo masochistico i bassi giudizi attribuiti dalle agenzie di rating al nostro debito sovrano, come sono arrivati a fare alcuni \u201ccampioni\u201d del mainstream, significa ignorare:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<ol>\n<li>che ormai <strong>tutti i maggiori Paesi avanzat<\/strong>i, con la sola eccezione della Germania, presentano rapporti <strong>debito pubblico\/PIL sopra il 100%<\/strong>; l\u2019Italia non \u00e8 dunque pi\u00f9, come 20-30 anni fa, un caso negativo quasi isolato, assieme al Giappone;<\/li>\n\n\n\n<li>che dopo l\u2019austerit\u00e0 fino al Covid l<strong>\u2019Italia \u00e8 riuscita a ridurre il debito\/PIL<\/strong> grazie a una corretta ed equilibrata combinazione di crescita e rigore, specie nel periodo dei governi Renzi-Gentiloni con il supporto del ministro dell\u2019economia Padoan, entrambi governi peraltro fortemente criticati dal mainstream;<\/li>\n\n\n\n<li>che dopo il Covid e le eccezionali iniezioni di spesa pubblica avvenute in tutto il mondo, l\u2019Italia \u00e8 l\u2019unico Paese del G-7 ad aver <strong>riportato il debito\/PIL ai livelli pre-Covid<\/strong>;<\/li>\n\n\n\n<li>che il nostro debito \u00e8 per circa la met\u00e0 saldamente in mani italiane, grazie alla elevata ricchezza privata del nostro Paese; un altro 20% circa \u00e8 \u201cparcheggiato\u201d presso la Banca Centrale (a seguito degli acquisti di sostegno degli scorsi anni che hanno interessato in analoga misura tutti i Paesi europei, Germania e Francia in testa); soltanto una quota inferiore al 30% del debito pubblico totale italiano \u00e8 finanziata da investitori non residenti, cio\u00e8 una delle quote pi\u00f9 basse nell\u2019UE; altri debiti pubblici elevati, come ad esempio quello della Francia, sono invece finanziati da investitori stranieri per oltre la met\u00e0 del totale e sono <strong>quindi pi\u00f9 vulnerabili del debito italiano<\/strong>;<\/li>\n\n\n\n<li>che l\u2019Italia \u00e8 l\u2019economia avanzata che dal 1995 al 2029 ha prodotto e produrr\u00e0 pi\u00f9 bilanci dello Stato in attivo prima del pagamento degli interessi, ovvero surplus primari; l\u2019Italia, dunque, ha una <strong>lunga storia di Paese debitore \u201conorabile\u201d<\/strong> e non certo di Paese \u201cspendaccione\u201d, visto che il suo debito \u00e8 aumentato per ripetuti lustri soltanto a causa degli interessi;<\/li>\n\n\n\n<li>che la <strong>posizione patrimoniale<\/strong> sull\u2019estero dell\u2019Italia \u00e8 <strong>ampiamente positiva<\/strong> (225 miliardi di surplus alla fine del secondo trimestre 2024); ci\u00f2 significa che lo stock di crediti privati sull\u2019estero dell\u2019Italia (grazie soprattutto ai ripetuti surplus commerciali e della bilancia turistica) \u00e8 superiore a quello del debito pubblico italiano finanziato dai non residenti; altri importanti Paesi UE, come ad esempio la Francia e la Spagna, presentano invece posizioni patrimoniali sull\u2019estero negative, entrambe caratterizzate da passivi vicini agli 800 miliardi di euro;&nbsp;<\/li>\n\n\n\n<li>che il cosiddetto Indice \u201cS2\u201d di sostenibilit\u00e0 dei debiti pubblici nel lungo termine a fronte dei costi futuri per pensioni, sanit\u00e0 e invecchiamento della popolazione &#8211; un indicatore elaborato dalla stessa Commissione Europea &#8211; segnala <strong>l\u2019Italia come un Paese a \u201cbasso\u201d<\/strong> rischio, mentre Francia, Spagna e la stessa Germania sono a \u201cmedio\u201d rischio. Ci\u00f2 grazie a quelle riforme che, secondo il Mainstream, l\u2019Italia non saprebbe fare, tra cui quelle delle pensioni.<\/li>\n<\/ol>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1200\" height=\"900\" src=\"https:\/\/demo.eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/dinamicita-dei-debiti-pubblici-negli-ultimi-10-anni-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1832\" style=\"width:800px\" srcset=\"https:\/\/demo.eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/dinamicita-dei-debiti-pubblici-negli-ultimi-10-anni-1.jpg 1200w, https:\/\/demo.eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/dinamicita-dei-debiti-pubblici-negli-ultimi-10-anni-1-300x225.jpg 300w, https:\/\/demo.eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/dinamicita-dei-debiti-pubblici-negli-ultimi-10-anni-1-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/demo.eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/dinamicita-dei-debiti-pubblici-negli-ultimi-10-anni-1-768x576.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 1200px) 100vw, 1200px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Non solo. Il mainstream sembra non aver capito che oggi il <strong>debito pubblico italiano<\/strong> in confronto a quelli di altri Paesi \u00e8 tra i<strong> pi\u00f9 solidi e sotto controllo<\/strong>. Anche in questi anni, come in passato, la maggior parte dell\u2019aumento del nostro debito dipende, infatti, dagli interessi mentre la crescita del debito degli altri Paesi dipende da sbilanci strutturali sempre pi\u00f9 ampi degli Stati e delle pubbliche amministrazioni locali.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Si prenda, ad esempio, il confronto Italia-Francia. Negli ultimi dodici mesi, cio\u00e8 dal terzo trimestre 2023 al terzo trimestre 2024, il debito italiano \u00e8 cresciuto complessivamente di 111,7 miliardi di euro, 85,4 dei quali, cio\u00e8 la maggior parte dell\u2019incremento, dovuti agli interessi. Escludendo questi ultimi, il nostro debito \u00e8 aumentato in un anno di 26,3 miliardi. Nello stesso periodo, per un confronto, il debito pubblico della Francia \u00e8 aumentato di 205,7 miliardi, di cui soltanto 56,9 dovuti agli interessi. Sicch\u00e9 il debito francese esclusi gli interessi \u00e8 cresciuto di ben 148,8 miliardi, <strong>cio\u00e8 di oltre 5 volte e mezza di pi\u00f9 di quello italiano<\/strong>. L\u2019Himalaya del debito che il neo primo ministro francese Fran\u00e7ois Bayrou si trova a dover scalare, come ha scritto \u201cLe Figaro\u201d, diventa sempre pi\u00f9 alta.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1300\" height=\"950\" src=\"https:\/\/demo.eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/variazione-debito-pubblico-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1804\" style=\"width:800px\" srcset=\"https:\/\/demo.eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/variazione-debito-pubblico-1.jpg 1300w, https:\/\/demo.eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/variazione-debito-pubblico-1-300x219.jpg 300w, https:\/\/demo.eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/variazione-debito-pubblico-1-1024x748.jpg 1024w, https:\/\/demo.eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/variazione-debito-pubblico-1-768x561.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 1300px) 100vw, 1300px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>\u00c8 un dato di fatto che in Italia il bilancio primario delle amministrazioni pubbliche, cio\u00e8 il bilancio calcolato prima del pagamento degli interessi, \u00e8 ormai positivo da due trimestri: \u00e8 stato pari all\u20191,2% del PIL nel secondo trimestre 2024 e all\u20191,7% del PIL nel terzo trimestre, dopo il -5% del primo trimestre. Pertanto, nei primi nove mesi del 2024 il <strong>bilancio primario italiano<\/strong> ha cumulato un disavanzo complessivo relativamente contenuto, pari al -0,6% del PIL, ormai avviato verso un possibile pareggio alla fine di quest\u2019anno e verso un <strong>avanzo consistente nel 2025 e 2026<\/strong>, come previsto dalla stessa Commissione Europea. Questo spiega anche perch\u00e9 il nostro spread, nonostante le \u201cgufate\u201d del mainstream, sia tendenzialmente in discesa e perch\u00e9 gli investitori esteri negli ultimi tempi siano prepotentemente tornati a comprare con fiducia i titoli di Stato italiani (+96 miliardi dall\u2019inizio del 2024 fino a settembre), senza peraltro che il nostro debito si stia troppo sbilanciando verso l\u2019estero, a differenza di quello francese.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p><strong><em>Il miglioramento del debito pubblico e il recupero del potere d\u2019acquisto delle famiglie italiane<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>In base alle statistiche destagionalizzate, negli ultimi dodici mesi, cio\u00e8 dal terzo trimestre 2023 al terzo trimestre del 2024, il potere d\u2019acquisto delle famiglie italiane \u00e8 aumentato tendenzialmente in termini reali del 2,6%: in particolare, esso \u00e8 cresciuto congiunturalmente soprattutto nel primo trimestre del 2024 (+1,2% rispetto al quarto trimestre 2023) e nel successivo secondo trimestre (+1,1% sul primo trimestre 2024), mentre il progresso del potere d\u2019acquisto \u00e8 un po\u2019 rallentato nel terzo trimestre 2024 (+0,4% rispetto al secondo trimestre). Si tratta di dati ragguardevoli, perch\u00e9 dopo l\u2019impennata dell\u2019inflazione segnano una <strong>forte ripresa del reddito<\/strong> lordo reale <strong>disponibile delle famiglie<\/strong>, cio\u00e8 del reddito ottenuto utilizzando il deflatore della spesa per consumi finali (valori concatenati con anno di riferimento 2020).<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:10px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1200\" height=\"900\" src=\"https:\/\/demo.eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/il-recupero-del-potere-daquisto-pro-capite-delle-famiglie-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1808\" style=\"width:800px\" srcset=\"https:\/\/demo.eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/il-recupero-del-potere-daquisto-pro-capite-delle-famiglie-1.jpg 1200w, https:\/\/demo.eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/il-recupero-del-potere-daquisto-pro-capite-delle-famiglie-1-300x225.jpg 300w, https:\/\/demo.eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/il-recupero-del-potere-daquisto-pro-capite-delle-famiglie-1-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/demo.eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/il-recupero-del-potere-daquisto-pro-capite-delle-famiglie-1-768x576.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 1200px) 100vw, 1200px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:10px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Il mainstream e molti commentatori, di regola, tendono scaricare quasi sempre sugli anni pi\u00f9 recenti le responsabilit\u00e0 sia della deriva dei conti pubblici sia del deterioramento delle condizioni di vita rispetto a 20-30 anni fa, senza un minimo approfondimento delle cause reali e della dinamica di queste due variabili.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 che<strong> il debito pubblico italiano<\/strong> di oggi risulta sicuramente molto pi\u00f9 alto in percentuale del PIL rispetto agli anni precedenti la crisi finanziaria mondiale del 2009 ma in realt\u00e0 esso <strong>\u00e8 praticamente lo stesso di dieci anni fa<\/strong>, nonostante tutto ci\u00f2 che \u00e8 avvenuto nel frattempo, dal Covid alla guerra russo-ucraina. Allo stesso modo, se il potere d\u2019acquisto pro capite delle famiglie consumatrici, calcolato sui dati grezzi degli ultimi quattro trimestri, \u00e8 ancora oggi, nel terzo trimestre 2024, del 6,8% inferiore a quello del secondo trimestre 2007 precedente lo scoppio della bolla mondiale dei mutui <em>subprime<\/em>, \u00e8 altrettanto vero che esso \u00e8 anche pi\u00f9 alto dell\u20198,3% rispetto al primo trimestre 2014, che segna emblematicamente la fine della cosiddetta \u201causterit\u00e0\u201d. Debito pubblico e potere d\u2019acquisto dei cittadini non sono cio\u00e8 condannati inevitabilmente a peggiorare e cambiamenti positivi sono gi\u00e0 avvenuti.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>La realt\u00e0 \u00e8 che tra il 2008 e il 2014 l\u2019economia italiana ha sperimentato una sorta di \u201capocalisse\u201d ben peggiore, in termini macroeconomici, di quella della recente pandemia, con, in rapida successione, la crisi mondiale del 2008-2009, la crisi finanziaria e il contagio del debito greco del 2010-2011, nonch\u00e9 il successivo periodo di \u201causterit\u00e0\u201d dal 2011 all\u2019inizio del 2014. Da allora, per\u00f2, \u00e8 iniziata una lunga \u201cconvalescenza\u201d parallela di Stato e consumatori, bench\u00e9 ancora non conclusa. Ma, fortunatamente, da ormai dieci anni, pur con qualche alto e basso, il nostro debito pubblico \u00e8 tornato relativamente sotto controllo, mentre le <strong>condizioni delle famiglie italiane<\/strong>, anche grazie ad una vigorosa ripresa dell\u2019occupazione, <strong>stanno migliorando progressivamente<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Insomma: c\u2019\u00e8 stato un prima e un dopo, ben diversi. Infatti, il debito pubblico italiano, in rapporto al PIL, peggior\u00f2 dal 103,5% del 2007 al 134,8% del 2014: un aumento di ben +31,3 punti di PIL, grosso modo equamente distribuiti tra il periodo 2008-2011 e quello successivo di \u201causterit\u00e0\u201d dal 2011 al 2014. Mentre nel 2023, dopo aver toccato una punta massima del 154,3% durante il Covid, <strong>il nostro debito \u00e8 tornato al 134,8%, cio\u00e8 praticamente agli stessi livelli del 2014.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Crisi mondiale dei mutui <em>subrime<\/em>, Grecia e \u201causterit\u00e0\u201d furono, allo stesso modo, all\u2019origine di un drammatico peggioramento del potere d\u2019acquisto pro capite delle famiglie italiane dal secondo trimestre 2007 al quarto trimestre del 2011, stimabile in un -13,9% in termini reali. Segu\u00ec, con i governi Renzi e Gentiloni, un recupero di tale potere d\u2019acquisto del 4,2% fino al primo trimestre 2018; una successiva fase stazionaria con i Governi Conte 1 e 2 fino al quarto trimestre 2019, prima del Covid; poi un sostanziale quasi ritorno ai livelli pre-Covid nel primo trimestre 2021, durante la seconda fase del governo Conte 2; un successivo progresso del 3,8% durante il Governo Draghi fino al terzo trimestre 2022; per arrivare, in conclusione, al terzo trimestre di quest\u2019anno, data alla quale, nonostante l\u2019inflazione (che ne ha determinato un temporaneo calo nel 2022-2023), si registra una ulteriore crescita dello 0,8% del reddito reale disponibile delle famiglie durante l\u2019attuale governo Meloni.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Di fronte a questi dati, dobbiamo forse rimpiangere all\u2019infinito ci\u00f2 che and\u00f2 male nell\u2019economia italiana tra il 2007 e il 2014? <strong>Guardiamo piuttosto ai successivi progressi e ai prossimi anni<\/strong>. Cercando di mantenere i conti pubblici in ordine e migliorando ulteriormente le condizioni di vita delle famiglie. Non \u00e8 impossibile, perch\u00e9 non siamo messi male. Come gi\u00e0 detto, il nostro debito\/PIL \u00e8 l\u2019unico nel G-7 ad essere tornato ai livelli pre-Covid. Mentre il reddito reale pro capite disponibile italiano, aggiustato con i trasferimenti pubblici, \u00e8 oggi pari a circa 27.334 euro in parit\u00e0 di potere d\u2019acquisto, praticamente simile a quello della Danimarca, che \u00e8 a 27.948 euro, e non molto distante dai 28.758 euro di un Paese sempre preso a modello come la Svezia. Inoltre, il nostro reddito \u00e8 di ben 2.730 euro sopra il reddito pro capite disponibile della sempre lodatissima Spagna, che \u00e8 pari a 24.613 euro, ed \u00e8 assai pi\u00f9 alto di quelli di Portogallo e Grecia (dati Eurostat riferiti al 2023). Siamo dunque molto pi\u00f9 vicini di quanto pensiamo alla Scandinavia che al Mediterraneo, perlomeno sotto questo profilo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p><strong><em>La bassa crescita e il deficit di innovazione: le tesi \u201cchiave\u201d sbagliate del mainstream<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Non saremo certamente noi ad ignorare che l\u2019economia italiana, come tante altre, ha i suoi problemi, tra cui quelli pi\u00f9 importanti sono una <strong>burocrazia<\/strong> invasiva e poco efficiente, l\u2019alta <strong>evasione fiscale<\/strong>, un mercato dei servizi ancora poco liberalizzato e un <strong>divario Nord-Sud<\/strong> che va, s\u00ec, riducendosi ma il cammino da fare \u00e8 ancora lungo.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Tuttavia, il mainstream non dice una cosa corretta quando afferma che il PIL italiano \u00e8 tornato a crescere poco, dopo la forte ripresa del 2021-2022, citando a riprova di ci\u00f2 il doppio +0,7% consecutivo del 2023 e quello previsto per il 2024, che sono in gran parte dipesi dalla frenata della nostra industria a causa della crisi della Germania e del settore automotive. Infatti, la stessa Commissione Europea prevede che il PIL italiano aumenter\u00e0 complessivamente del 2,3% nel biennio 2025-2026, cio\u00e8 di pi\u00f9 di quelli francese, giapponese e tedesco. Un risultato non di poco conto considerando che le maggiori crescite attuali di alcune altre economie derivano pi\u00f9 che altro dalla spinta dell\u2019aumento della popolazione, mentre la nostra demografia \u00e8 in calo da alcuni anni. Sicch\u00e9, se consideriamo invece i PIL pro-capite, gli altri grandi Paesi avanzati crescono tutti meno del nostro, con l\u2019Italia che avr\u00e0 un progresso del 2,9% del suo PIL per abitante nei prossimi due anni, contro il +2,8% degli Stati Uniti, il +1,7% della Francia, il +1,5% della Germania e il +1,3% del Regno Unito.<\/p>\n\n\n\n<p>Un altro pilastro del mainstream \u00e8 quello di insistere sul fatto che negli ultimi vent\u2019anni l\u2019Italia \u00e8 stata l\u2019economia avanzata il cui PIL \u00e8 cresciuto di meno. Da qui lo stereotipo dell\u2019Italia \u201cfanalino di coda\u201d.&nbsp; Ci\u00f2 \u00e8 vero, ma \u00e8 avvenuto essenzialmente per colpa del decennio \u201cperduto\u201d 2004-2013, caratterizzato dalle crisi dei mutui subprime, della Grecia e proprio da quell\u2019austerit\u00e0 che il mainstream stesso ancora oggi ritiene un \u201cmodello\u201d. La realt\u00e0 \u00e8 che, in assenza di motivazioni inoppugnabili, \u00e8 piuttosto <strong>discutibile<\/strong> la scelta della <strong>durata dei periodi storici su cui fare confronti <\/strong>temporali relativi alla crescita dei vari Paesi. In base a tale scelta, infatti, si pu\u00f2 affermare tutto e il contrario di tutto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Al mainstream \u00e8 facile obiettare che, <strong>negli ultimi dieci anni<\/strong> (2014-2023), nel G-7 il PIL pro capite dell\u2019<strong>Italia \u00e8 stato secondo per tasso di crescita medio annuo<\/strong> composto soltanto a quello degli Stati Uniti e i \u201cfanalini di coda\u201d sono stati la Germania e la Francia, non l\u2019Italia. Analogamente, se invece prendiamo gli ultimi sessanta anni (1964-2023), cio\u00e8 <strong>consideriamo un periodo pi\u00f9 lungo<\/strong> e non influenzato da specifiche crisi avvenute all\u2019interno di un particolare decennio, il PIL pro capite dell\u2019Italia ha fatto registrare un <strong>tasso medio annuo<\/strong> composto esattamente uguale a quello del Regno Unito, di un decimale superiore a quelli di Germania e Canada e di un solo decimale inferiore a quelli di Stati Uniti e Francia. In definitiva, Giappone a parte, che dal 1964 ad oggi \u00e8 cresciuto pi\u00f9 di tutti per effetto della coda del boom postbellico, <strong>i PIL pro capite degli altri Paesi<\/strong> del G7 negli ultimi sessanta anni sono cio\u00e8 <strong>aumentati tutti pi\u00f9 o meno con la stessa intensit\u00e0.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Stucchevole \u00e8 anche la lamentazione costante del mainstream riguardo al nostro basso rapporto R&amp;S\/PIL, che sarebbe a loro giudizio una delle cause della presunta bassa crescita italiana. In realt\u00e0 il rapporto R&amp;S\/PIL \u00e8 un indicatore fuorviante perch\u00e9 esso \u00e8 pi\u00f9 alto nei Paesi in cui \u00e8 maggiore il peso di industrie a forte intensit\u00e0 di ricerca come l\u2018auto o l\u2019elettronica, in cui l\u2019Italia \u00e8 meno specializzata. Ci\u00f2 non <strong>significa che l\u2019industria italiana non sia innovativa<\/strong>, visto che l\u2019Eurostat ha certificato proprio recentemente che la quota di imprese attive in innovazione in Italia (63,1% nel 2022) \u00e8 la quarta della UE-27, sostanzialmente uguale a quella della Germania (63,4%), che \u00e8 terza nella graduatoria. Ma occorre altres\u00ec sottolineare che, diversamente da ci\u00f2 che afferma il mainstream, l\u2019Italia la R&amp;S la fa, eccome, nei suoi settori di specializzazione: ad esempio il nostro Paese ha speso in R&amp;S nel 2022 <strong>1,8 miliardi di euro<\/strong> nella meccanica non elettronica, dove siamo tra i leader mondiali. Rimangono ovviamente alcuni problemi. In particolare, in Italia andrebbe accentuata la <strong>connessione tra il sistema R&amp;S universitario e dei grandi enti<\/strong>, da un lato, e, dall\u2019altro, il sistema industriale. Ma anche la tesi di un\u2019<strong>economia italiana poco innovativa \u00e8 del tutto infondata.&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p><strong><em>L\u2019occupazione in Italia \u00e8 ai massimi storici<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Un altro punto che il mainstream sembra ignorare o sottovalutare \u00e8 costituito dai sensibili progressi dell\u2019occupazione in Italia. Infatti, nonostante una lieve flessione del numero degli occupati dipendenti a termine a novembre del 2024, il mercato del lavoro in Italia non cessa di inanellare risultati positivi. A novembre 2024 il tasso di disoccupazione \u00e8 sceso al 5,7%, <strong>valore minimo assoluto<\/strong> da quando esistono le attuali serie storiche mensili destagionalizzate Istat, mentre il tasso di occupazione si \u00e8 mantenuto al 62,4%, <strong>massimo storico gi\u00e0 toccato ad agosto e ottobre.&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>A livello europeo, il <strong>tasso di disoccupazione italiano \u00e8 ormai nettamente il pi\u00f9 basso<\/strong> tra i Paesi mediterranei e anche tra i Paesi scandinavi e baltici. Si confronta con il 6,7% della Danimarca, con il 7,5% della Francia, l\u20198,5% della Svezia e l\u201911,2% della Spagna, Paese, quest\u2019ultimo, dove dietro i forti dati di crescita del PIL si nascondono livelli di disoccupazione e povert\u00e0 preoccupanti. Il tasso di disoccupazione italiano \u00e8 altres\u00ec tra i pi\u00f9 contenuti a livello mondiale e si avvicina ai valori storicamente bassi di economie avanzate come la Germania (3,4%, sempre a novembre) o gli Stati Uniti (4,2%).<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1203\" height=\"900\" src=\"https:\/\/demo.eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/tasso-di-disocuppazione-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1812\" style=\"width:800px\" srcset=\"https:\/\/demo.eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/tasso-di-disocuppazione-1.jpg 1203w, https:\/\/demo.eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/tasso-di-disocuppazione-1-300x224.jpg 300w, https:\/\/demo.eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/tasso-di-disocuppazione-1-1024x766.jpg 1024w, https:\/\/demo.eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/tasso-di-disocuppazione-1-768x575.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 1203px) 100vw, 1203px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>I dati Istat indicano una <strong>forte crescita del numero degli occupati <\/strong>dipendenti permanenti, vale a dire quelli assunti a tempo indeterminato, smentendo gli allarmismi ingiustificati riguardo a un impoverimento della qualit\u00e0 dei posti di lavoro e a un aumento diffuso della precariet\u00e0. Critiche non nuove. Anche durante il governo Renzi furono espresse forti perplessit\u00e0 sull\u2019efficacia della riforma del mercato del lavoro, il cosiddetto Jobs Act, e delle decontribuzioni che lo accompagnarono. E anche allora il coltello dei critici fu soprattutto piantato nella ipotetica piaga di una crescita del lavoro precario. Complici errori iniziali di stima dell\u2019Istat, che si protrassero per alcuni mesi, avvalorando tali critiche, gli occupati sembravano non aumentare come speravano gli ideatori della riforma. Ma poi le prime stime furono fortemente riviste al rialzo e, in conclusione, t<strong>ra il febbraio 2014 e il maggio del 2018<\/strong>, durante i governi Renzi e Gentiloni, il numero complessivo degli occupati in Italia <strong>crebbe di 1 milione 257 mila unit\u00e0<\/strong>, di cui 550 mila a tempo indeterminato.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1200\" height=\"800\" src=\"https:\/\/demo.eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/occupati-dipendenti-permanenti-2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1816\" style=\"width:800px\" srcset=\"https:\/\/demo.eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/occupati-dipendenti-permanenti-2.jpg 1200w, https:\/\/demo.eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/occupati-dipendenti-permanenti-2-300x200.jpg 300w, https:\/\/demo.eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/occupati-dipendenti-permanenti-2-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/demo.eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/occupati-dipendenti-permanenti-2-768x512.jpg 768w, https:\/\/demo.eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/occupati-dipendenti-permanenti-2-600x400.jpg 600w\" sizes=\"(max-width: 1200px) 100vw, 1200px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Anche questa volta, l\u2019aumento del numero degli occupati totali ma soprattutto del numero dei dipendenti permanenti suscitano viva impressione, con una impennata senza precedenti dei posti di lavoro fissi bene evidenziata dal grafico. Infatti, dopo aver recuperato i livelli pre-Covid nell\u2019ottobre 2022, <strong>gli occupati in Italia sono cresciuti<\/strong> complessivamente di <strong>820 mila unit\u00e0<\/strong>. Nello stesso periodo, sempre da ottobre 2022 a novembre 2024, i dipendenti a tempo indeterminato sono aumentati di ben 991 mila unit\u00e0, cio\u00e8 di pi\u00f9 dell\u2019occupazione totale, che nel frattempo ha visto ridursi di 337 mila unit\u00e0 i posti di lavoro dipendenti a termine e aumentare di 166 mila il numero degli indipendenti. Siamo dunque in presenza di un <strong>significativo aumento dell\u2019occupazione di qualit\u00e0 e di una riduzione del precariato.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p><strong><em>I fraintendimenti sulla bassa produttivit\u00e0: un altro (falso) cavallo di battaglia del mainstream<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>I dati smentiscono il mainstream anche sulla <strong>produttivit\u00e0<\/strong>, che in Italia \u00e8 certamente bassa nei servizi ma non di certo nella manifattura, dove \u00e8 <strong>significativamente alta<\/strong> comparativamente agli altri maggiori Paesi europei. E questo nonostante che le nostre imprese debbano <strong>sopportare costi energetici molto pi\u00f9 alti <\/strong>dei loro concorrenti. Figuriamoci quanto l\u2019industria italiana potrebbe essere ancor pi\u00f9 competitiva se potesse avere a suo supporto anche una <strong>capacit\u00e0 nucleare nazionale<\/strong>, specialmente nei settori pi\u00f9 energivori.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Quanto affermato sopra non \u00e8 per\u00f2 condiviso da chi si sofferma esclusivamente sui dati aggregati della produttivit\u00e0 manifatturiera, con ci\u00f2 ricavando una visione errata della realt\u00e0. Ci\u00f2 perch\u00e9 tali dati generano una specie di astigmatismo statistico.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>In effetti, come abbiamo gi\u00e0 pi\u00f9 volte documentato in passato (recentemente in Fortis, \u201cSe l\u2019Italia batte la Germania sul fronte dell\u2019export e della produttivit\u00e0\u201d, Il Sole 24 Ore, 9 aprile 2024 e \u201cLa straordinaria forza dell\u2019industria manifatturiera italiana\u201d, Il Sole 24 Ore, 14 novembre 2024), considerando esclusivamente la produttivit\u00e0 media aggregata dell\u2019industria manifatturiera, il valore aggiunto per occupato nel 2022 risulta in Italia di 79.660 euro, cio\u00e8 un dato significativamente inferiore a quello della Germania, pari a 96.170 euro, e a quello della Francia, pari a 85.810 euro, superiore solo a quello della Spagna, pari a 68.660 euro. Se dovessimo fermarci soltanto a questo stadio del confronto, come fa il mainstream, dovremmo davvero metterci le mani nei capelli.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p><strong>La spiegazione<\/strong> delle suddette cifre aggregate <strong>sta nell\u2019enorme numero di microimprese<\/strong> con meno di 20 occupati che caratterizza la <strong>manifattura italiana<\/strong>. Queste microimprese, che nel nostro Paese sono oltre <strong>328 mila<\/strong>, hanno ovviamente una produttivit\u00e0 bassa e distorcono il dato medio aggregato della produttivit\u00e0 italiana. Ci\u00f2 significa forse che per causa loro l\u2019industria manifatturiera italiana soffre di un handicap nei confronti degli altri Paesi? <strong>Assolutamente no<\/strong>. E lo dimostreremo presentando un quadro della produttivit\u00e0 manifatturiera comparando con gli altri maggiori Paesi dell\u2019Eurozona escludendo le microimprese.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p><strong><em>L\u2019importanza delle microimprese in Italia: perch\u00e9 criticarle?<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Prima di farlo, per\u00f2, vorremmo sottolineare alcuni aspetti. Primo, le microimprese manifatturiere italiane hanno generato nel 2022 circa 56 miliardi di euro di valore aggiunto, un dato di non poco conto che permette all\u2019Italia di stare ampiamente davanti alla Francia. Secondo, esse sono fondamentali nelle reti flessibili di subfornitura delle filiere corte dei nostri distretti e ci hanno permesso durante e dopo il Covid di <strong>performare meglio di tutte altre industrie mondiali<\/strong> nostre concorrenti che hanno sofferto a causa delle interruzioni nelle catene globali lunghe. Terzo, con quasi 1 milione e 300 mila occupati le microimprese manifatturiere famigliari italiane sono un elemento di stabilit\u00e0 sociale unico al mondo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Potremmo allora chiederci se le microimprese con la loro bassa produttivit\u00e0 danneggino le nostre esportazioni. No, perch\u00e9 esse partecipano solo marginalmente all\u2019export italiano, che per la maggior parte \u00e8 fatto da imprese con 20 o pi\u00f9 occupati estremamente competitive. Dunque, perch\u00e9 dovremmo rinunciare alle nostre microimprese?<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Ovviamente, l\u2019Italia dovrebbe <strong>creare anche le condizioni<\/strong> per avere un sempre <strong>pi\u00f9 alto numero di imprese medie,<\/strong> medio-grandi e grandi: per essere, cio\u00e8, ancor pi\u00f9 competitiva e per accrescere le sue possibilit\u00e0 di fare pi\u00f9 innovazione e internazionalizzazione. Ma questo \u00e8 un altro discorso e non significa che la nostra industria non sia gi\u00e0 molto innovativa, molto internazionalizzata e molto competitiva, cio\u00e8 l\u2019esatto contrario di ci\u00f2 che afferma il mainstream.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:47px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p><strong><em>Italia prima per produttivit\u00e0 nelle piccole, medie e perfino grandi imprese manifatturiere<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Tuttavia, immaginiamoci, sia pure solo statisticamente, una manifattura italiana senza microimprese. Che cosa succederebbe?&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Primo, in base ai dati Eurostat del 2022, anche rinunciando alle nostre microimprese con meno di 20 occupati l\u2019Italia <strong>resterebbe la seconda manifattura d\u2019Europa<\/strong> per valore aggiunto, sostanzialmente alla pari con la Francia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1921\" height=\"800\" src=\"https:\/\/demo.eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/produttivita-nell-industria-manifatturiera-europea-2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1824\" srcset=\"https:\/\/demo.eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/produttivita-nell-industria-manifatturiera-europea-2.jpg 1921w, https:\/\/demo.eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/produttivita-nell-industria-manifatturiera-europea-2-300x125.jpg 300w, https:\/\/demo.eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/produttivita-nell-industria-manifatturiera-europea-2-1024x426.jpg 1024w, https:\/\/demo.eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/produttivita-nell-industria-manifatturiera-europea-2-768x320.jpg 768w, https:\/\/demo.eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/produttivita-nell-industria-manifatturiera-europea-2-1536x640.jpg 1536w\" sizes=\"(max-width: 1921px) 100vw, 1921px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Secondo, l\u2019Italia \u00e8 prima in Europa per valore aggiunto per occupato sia nelle piccole, sia nelle medie, sia nelle medio-grandi e grandi imprese. In particolare, nel confronto con la Germania la produttivit\u00e0 delle nostre medie imprese \u00e8 decisamente pi\u00f9 alta: 89.530 euro per occupato contro 72.740. <strong>E nel 2022 abbiamo clamorosamente superato la Germania<\/strong> perfino nelle imprese con 250 o pi\u00f9 occupati: 118.970 euro contro 116.250 euro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Terzo, se consideriamo tutto l\u2019insieme delle imprese manifatturiere con 20 o pi\u00f9 occupati, la nostra produttivit\u00e0 media, pari a 97.419 euro per occupato, \u00e8 effettivamente un po\u2019 inferiore a quella tedesca, pari a 102.235 euro. Si potrebbe pensare che ci\u00f2 dipenda dal nostro minor numero di grandi imprese, ma non \u00e8 cos\u00ec. Infatti, la Germania ci \u00e8 davanti esclusivamente per la sua specializzazione nel segmento medio-alto dell\u2019automotive. Tant\u2019\u00e8 che, escludendo l\u2019industria dell\u2019auto, l\u2019Italia \u00e8 prima per produttivit\u00e0 nel resto dell\u2019intera industria manifatturiera: 97.487 euro contro i 96.758 euro della Germania.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>In conclusione, solo una attenta lettura dei dati delle imprese con 20 o pi\u00f9 occupati pu\u00f2 portare ad una comprensione esatta della straordinaria forza della nostra industria manifatturiera. Inoltre,<strong> le microimprese,<\/strong> che non comprese nei numeri sopracitati, sono comunque <strong>da considerare un ulteriore plus per l\u2019Italia<\/strong>, non un <em>minus<\/em>, nonostante la loro bassa produttivit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:50px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p><strong><em>L\u2019export italiano \u00e8 sempre pi\u00f9 competitivo<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Nonostante la frenata dell\u2019export nel 2024 dovuta essenzialmente all\u2019implosione degli scambi intracomunitari (causata dalle crisi tedesca e francese, i due nostri principali mercati), il sistema produttivo italiano si conferma sempre pi\u00f9 competitivo, grazie agli investimenti degli ultimi anni in macchinari e tecnologie favoriti dal Piano Industria 4.0, alla flessibilit\u00e0 e al dinamismo delle nostre imprese, alla straordinaria differenziazione dei nostri prodotti esportati.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>Lo conferma il dato delle nostre esportazioni nei primi sei mesi del 2024, periodo in cui, per la prima volta nella storia contemporanea, <strong>l\u2019export totale italiano ha superato quello del Giappone<\/strong>, posizionando l\u2019Italia al quarto posto nell\u2019export mondiale (escludendo i Paesi Bassi, le cui esportazioni per la maggior parte sono rappresentate da merci in puro transito e riesportazioni). Probabilmente nella seconda parte del 2024, considerando la bassa stagionalit\u00e0 del nostro export nel mese di agosto, il Giappone ci sorpasser\u00e0 nuovamente, tornando quarto. Ma il temporaneo nostro quarto posto tra gli esportatori mondiali nei primi sei mesi del 2024 rester\u00e0 comunque un <strong>fatto storico<\/strong>, che nessuno avrebbe mai potuto immaginare anche solo una decina di anni fa, quando nel 2013 l\u2019export del Paese del Sol Levante era di quasi 200 miliardi di dollari superiore al nostro.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>La realt\u00e0 \u00e8 che l\u2019Italia \u00e8 ormai una economia capace di produrre ed esportare quasi tutto, con la sola eccezione delle autovetture di medio-alto livello (tipo Mercedes, BMW, Audi) e dell\u2019energia. Infatti, siamo ormai fortissimi esportatori non solo di moda, alimentari e vini, mobili e piastrelle, ma anche di meccanica, yacht, navi da crociera e perfino farmaceutica (nell\u2019export di farmaci confezionati <strong>l\u2019Italia ha superato gli Stati Uniti ed \u00e8 ora terza dietro solo Germania e Svizzera<\/strong>).<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1200\" height=\"900\" src=\"https:\/\/demo.eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/classifica-dei-principali-esportatori-mondiali.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1828\" style=\"width:800px\" srcset=\"https:\/\/demo.eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/classifica-dei-principali-esportatori-mondiali.jpg 1200w, https:\/\/demo.eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/classifica-dei-principali-esportatori-mondiali-300x225.jpg 300w, https:\/\/demo.eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/classifica-dei-principali-esportatori-mondiali-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/demo.eccellenzedimpresa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/classifica-dei-principali-esportatori-mondiali-768x576.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 1200px) 100vw, 1200px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>\u00c8 sufficiente eliminare dalle statistiche degli scambi commerciali la sola voce HS-87 (cio\u00e8 i veicoli), che, pur essendo molto importante per alcuni Paesi (come, ad esempio, Germania o Giappone), rappresenta solo l\u20198% del valore del commercio mondiale, per avere una idea plastica della forza dell\u2019Italia tra gli esportatori, della sua diversificazione merceologica e della sua crescente rilevanza in termini assoluti conquistata sul campo negli ultimi anni. Infatti, nel restante 92% degli scambi internazionali, cio\u00e8 nell\u2019export esclusi i veicoli, <strong>l\u2019Italia si posiziona oggi quarta tra gli esportatori mondiali <\/strong>(con 623 miliardi di dollari nel 2023), dietro soltanto a Cina, Stati Uniti e Germania. Dieci anni fa (escludendo sempre i Paesi Bassi e anche Belgio e Hong Kong per i medesimi motivi), l\u2019Italia era appena nona nell\u2019export mondiale esclusi i veicoli, preceduta anche da Giappone, Russia, Francia, Regno Unito e Corea del Sud. Dunque, <strong>in soli dieci anni<\/strong> il nostro Paese ha compiuto un<strong> balzo straordinario nelle esportazioni<\/strong>, totalmente ignorato dal mainstream, che continua a predicare che l\u2019Italia \u00e8 un\u2019economia poco competitiva, perch\u00e9 avrebbe, a suo giudizio, imprese troppo piccole, poco innovative e si caratterizzerebbe anche per una specializzazione internazionale totalmente \u201csbagliata\u201d e perdente nel quadro della globalizzazione. Con buona pace dei dati veri, che ci raccontano invece l\u2019esatto contrario.&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false},"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/demo.eccellenzedimpresa.it\/el\/wp-json\/wp\/v2\/cp_magazine\/1775"}],"collection":[{"href":"https:\/\/demo.eccellenzedimpresa.it\/el\/wp-json\/wp\/v2\/cp_magazine"}],"about":[{"href":"https:\/\/demo.eccellenzedimpresa.it\/el\/wp-json\/wp\/v2\/types\/cp_magazine"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/demo.eccellenzedimpresa.it\/el\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1775"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}